Esce il 10 febbraio “Taxi to the Galaxy” dei Full Metal Breakfast.

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Posted On:08.02.2017

Full Metal Breakfast è un progetto nato nel 2013 da tre coinquilini che con un compromesso hanno unito le loro idee sulla musica creando un sound identificabile che si caratterizza per la combinazione di linee di elettronica con un sound Indie Rock.
E’ questo che fa di “Taxi To The Galaxy” , in uscita il 10 febbraio con etichetta Hydra Music, un album versatile, fatto di storie che si incrociano tra synth, chitarre, ukulele, beat, bassi e un po’ di ironia.
Due anni di lavoro, il disco d’esordio dei Full Metal Breakfast è un concentrato di impegno, sacrifici e anche qualche compromesso. Scopriamo insieme a loro perché.

Come è nato il vostro gruppo? Cosa vi ha unito?
Il gruppo è nato assolutamente per caso, da tre coinquilini che con un compromesso hanno unito le loro idee sulla musica creando un sound nuovo. l gruppo è composto da: Flavio De Fiori (Chitarra, Voce); Alberto Mastrogiovanni (Basso); Alessio “Quentin” D’Amore (Producer, Synth, Beatmaker)

Descrivendo il vostro album avete detto che si caratterizza per la presenza di più stili – a tratti contrastanti. Quanto conta il background musicale di ogni singolo componente della band?
Noi venivamo d background musicali completamente diversi e questo ha inciso moltissimo. Da una parte pensiamo ci abbia arricchito, dall’altra, in fase di creazione abbiamo dovuto lavorare molto per trovarci sulla stessa linea. Ogni componente ha dovuto sacrificare parte del suo background, e anche una parte delle sue idee. Magari c’erano alcune sonorità che a ad uno piacevano meno, ma agli altri si e così lavorandoci su, alla fine le abbiamo fatte nostre. Ogni canzone nasce con qualcuno che storce il naso!(ride)
Nonostante questo, il risultato ha soddisfatto di gran lunga le aspettative! Da soli non saremmo mai riusciti ad arrivare a concepire il lavoro che abbiamo fatto. Ci siamo arricchiti a vicenda.

Il prossimo 10 febbraio esce il vostro album.
Partiamo dal titolo: ” Taxy to the Galaxy “. Che importanza ha questo titolo e cosa significa esattamente?

Il titolo è un richiamo alla celebre “Le Vent Nous Portera” dei Noir Desir che sposava perfettamente la voglia di scrivere canzoni che si avvicinassero ad una atmosfera leggera e fluida. Ci rispecchia innanzitutto per l’assonanza: abbiamo cercato in primis la musicalità anche nelle parole, non essendo anglofoni, abbiamo fatto un lavoro abbastanza complesso su ogni singolo testo, rivisto più volte. La scelta di questo titolo è stata fatta per dare l’idea di un genere nuovo. Di qualcosa che si estraniasse da ciò che si trova in circolazione.

Cosa rappresenta per voi l’uscita di questo disco?
Sicuramente il coronamento di tanto lavoro, perché ogni canzone ha richiesto tanto sia a livello creativo che a livello pratico. Ad esempio ci son volute sei chitarre diverse nella fase di registrazione per avere ogni volta il suono perfetto. Tante canzoni sono state registrate in varie sessioni. Si tratta di almeno due anni di lavoro e l’uscita per noi è importante da un punto di vista simbolico perché corona il lavoro fatto in questi anni. E’ importante anche perché finalmente usciamo dalla sala di registrazione e ci confrontiamo con gli ascoltatori.

L’avete definito un album versatile, cosa deve aspettarsi l’ascoltatore dal vostro album?
Innanzitutto ascoltarlo senza pregiudizi! Se lo si ascolta senza aspettarsi una cosa ben precisa si può essere piacevolmente sorpresi. Ogni canzone è diversa una dall’altra. Abbiamo provato a far ascoltare i pezzi a più persone con diversi background musicali e tutti hanno trovato qualcosa che li ha sorpresi.
Ci piacerebbe che ogni canzone fosse apprezzata per la sua unicità.

C’è un brano che vi rappresenta più degli altri?
“Too old for indie” è quella che più ci rappresenta per il testo, perché simbolo di un genere di musica che ha bisogno di una certa maturità artistica a cui noi siamo giunti solo dopo tanto lavoro.

Quali sono i vostri desideri e obiettivi per i prossimi anni?
Ci auguriamo di poter vivere a pieno questo album, di poterlo suonare dal vivo e mostrare i diversi volti della nostra musica live.

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