Di rosso e sensualità – Alfina Scorza

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Descrizione

“Vorrei che le mie canzoni trasmettessero i colori, i suoni , le passioni della mia terra… quel pizzico di Sud Italia che non può non essere presente se sei nata qui”.
Questo il buon auspicio che Alfina Scorza, giovane cantautrice salernitana dà al suo primo lavoro targato Hydra Music, un lavoro dal nome insolito, “Di rosso e sensualità”, come il titolo di una delle tracce che compongono l’album con il quale si aggiudica il Premio Bruno Lauzi.
La Scorza difatti ha cominciato la sua carriera facendosi notare nei concorsi nazionali per la canzone d’autore (Premio Lauzi, Premio Bindi, Premio Andrea Parodi, Premio Bianca d’Aponte), dove ha avuto una serie di riconoscimenti, richiamando anche l’attenzione del Club Tenco che la vuole in concerto a Sanremo in una delle sue rassegne “Il Tenco ascolta” .
Il lavoro è composto da 11 tracce e quello che viene fuori è l’autenticità di un artista. I testi raccontano delle storie, molte sono storie d’amore caratterizzate da varie sfaccettature, dove non troviamo le parole “ti amo” e “mi manchi”, la Scorza preferisce descrivere le azioni che avvengono all’interno del suo racconto musicato, soltanto in due canzoni, “Capelli sciolti” e “Gran bazar”, si avvicina al tema sociale, trattando rispettivamente il tema dell’immigrazione e la società materialistica che porta all’omologazione dell’essere umano.
Una vera chicca all’interno del cd è “Li penzieri” , in dialetto cilentano nata con il cantautore Aniello De Vita, massimo esponente della canzone d’autore cilentana, venuto a mancare un paio di anni fa.
Presenti tre cover all’interno del progetto: un omaggio a Giuni Russo con la sua “Mediterranea”, un brano intimo e suggestivo di Pino Daniele “E cerca ‘e me capi’”, registrato durante un concerto con un accompagnamento essenziale di chitarra, percussioni e violoncello, infine “Temporadas” di Andrea Parodi, una canzone in dialetto sardo. In tutti e tre i brani come nel resto del progetto, da un punto di vista strettamente musicale, è presente l’elemento arabeggiante tipico della nostra musica mediterranea.
Gli arrangiamenti dell’intero disco sono curati dal musicista polistrumentista Pasquale Curcio, il primo ad aver visto giusto sul talento della cantautrice, affine a lei come sensibilità musicale: quello che viene fuori è un sound prevalentemente acustico che il Curcio ha impreziosito con gusto e ricercatezza.
“Di rosso e sensualità” due parole chiave che sono il sunto di tutto ciò che la scrittura della Scorza rappresenta. Rosso e sensuale come la passione, la sofferenza d’amore, come un tango, un flamenco, una tarantella, tutti ingredienti che, mescolati insieme, formano un mix da ascoltare assolutamente!

Recensioni

  1. Mario Cimino

    Stupendo, inutile aggiungere altro! Ascoltatelo e poi vedrete che è come vi dico!!! INNAMORATO!!!

  2. Clara D’Amato

    Interprete unica!

  3. Massimo Grieco

    Sono felice di fare questa recensione dopo aver ascoltato tutti i pezzi di questo splendido lavoro.
    Voglio togliermi il pensiero di nominare i quattro brani per me solamente “belli” che per qualche motivo non sono riuscito a seguire, ovvero non mi hanno stregato: sincerità ha fregato me, la tortura, suona forte, mediterranea.
    Non me ne voglia Alfina, ma è colpa sua! Con gli altri pezzi, secondo me, ha innalzato talmente l’aspettativa che questi quattro sembrano quasi di secondo piano.
    Attenzione: ascoltati senza il confronto degli altri sarebbero da consigliare fortemente, ma tant’è!
    Gli altri pezzi… sono su un altro pianeta. E sto parlando proprio di UN ALTRO PIANETA in assoluto!

    Si comincia con “il tanghero”.
    Un testo semplice e raffinato, intenso e ironico. Come non fare il tifo per la stagionata bellezza della signora e voler quasi picchiare quel seduttore di periferia?

    In capelli sciolti il testo, pur malinconico ed impegnato, viene surclassato dalle musicalità degli arrangiamenti e della voce. Il tutto con riflessi latinoamericani che aumentano ancora la vena di “saudade” che permea tutto il pezzo.

    In gran bazar siamo in bilico tra un souk di qualche medina islamica e una metropoli neotecnologica, tra sonorità medioorientali e ritmi da Chicago anni 50. Cosa è in vendita? Guardiamo in giro pensando di essere acquirenti famelici senza capire che la merce ormai siamo noi. Noi, ormai tutti uguali come scatolette di sapone.
    Riusciremo a uscirne fuori?

    Di rosso e sensualità: un ritornello accattivante che ricorda vagamente le filastrocche dei fanciulli, ma non sono fanciulleschi i pensieri che vi si intrecciano, nè i passi della danza che evoca. E la voce di Alfina che rallenta fino a fermarsi per poi repentina ricominciare, dipinge frasi musicali ai limiti dell’erotico pur rimanendo ampiamente entro i limiti di una lettura castissima.
    Un brano bellissimo.

    Un canto d’amore in una lingua che sembra aliena e un ritmo che evoca tempi antichi e commistioni quasi arabeggianti. Li penzieri… un delizioso quadro che incornicia un mondo andato, fatto di malizie che hanno il sapore della sincerità nuda e pura.

    Temporadas, in dialetto sardo, sembra quasi un pezzo solo strumentale tanto la voce di Alfina si mescola e interpreta i ritmi, aiutandoli col suo inconfondibile vibrato. Confesso che non capisco il testo, ma il tutto è godibilissimo forse perché rinunci subito a capire e ti fai trasportare dalle frasi musicali e, scusate il “politically incorrect”, dalle percussioni “negre”. Dove per me “negro” NON è una parlolaccia.

    E per finire il coraggio leonino di confrontarsi con uno dei più bei pezzi di un mostro sacro come “…e cerca e me capì” di Pino, riuscendo a lasciarne intatto il sapore pur dandone una interpretazione personalissima, è la conferma di quello che a me apparve chiaro tanti anni fa: Alfina non è solo una bravissima cantante, sa quello che vuole e lotta per averlo: capace, seppur giovanissima, di ”sgridare” una intera compagnia, decine di persone, incitando tutti a “mostrare gli attributi” invece di abbattersi piagnucolando per qualche imprevisto.
    Ora so che solo lei poteva farlo.

    Chapeau, Alfina!

    Ti aspetto al prossimo lavoro già sapendo che sarà bellissimo.

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